Un’estate di cura, accoglienza e solidarietà: il progetto Jaima Saharawi continua

Anche quest’anno, la Fondazione Guido Franzini rinnova il proprio impegno nel progetto
Jaima Saharawi, offrendo accoglienza e assistenza sanitaria a bambini provenienti dai
campi profughi saharawi nel deserto dell’Algeria.
Un’iniziativa dal forte valore umano e sociale, nata nel 2018, che rappresenta la volontà
concreta di “guardare oltre” i confini, i deserti e le difficoltà, per prendersi cura dell’infanzia
più fragile.
Chi sono i bambini del Sahara Occidentale?
I piccoli ospiti provengono dai campi profughi di Tindouf, dove da decenni oltre 150.000
persone vivono in condizioni estremamente difficili, spesso senza accesso regolare ad
acqua potabile, cure mediche o servizi essenziali. Durante l’estate, grazie alla
collaborazione con associazioni locali e famiglie accoglienti del nostro territorio, alcuni di
questi bambini possono trascorrere alcune settimane in Italia, ricevendo assistenza,
attenzione e calore.
Il ruolo della Fondazione
Durante la loro permanenza a Reggio Emilia, la Fondazione Guido Franzini garantisce visite
mediche specialistiche, esami diagnostici e supporto sanitario gratuito, in
collaborazione con l’AUSL IRCCS. È il nostro modo di prenderci cura del loro futuro: un
gesto concreto che può cambiare il corso di una giovane vita.
Il progetto non si limita all’ambito sanitario:
● I bambini partecipano a iniziative di socializzazione, attività sportive ed educative,
spesso insieme ai coetanei italiani.
● Vengono coinvolti in laboratori artigianali promossi da associazioni locali: sciarpe,
cappellini e piccoli doni fatti a mano vengono preparati per accoglierli al meglio.
● Le famiglie ospitanti vivono un’esperienza di incontro e scambio che arricchisce
entrambe le parti, creando legami umani profondi.

Le loro storie ci ricordano perché lo facciamo
Ogni sorriso ritrovato, ogni miglioramento della salute, ogni legame che nasce è un piccolo
miracolo della solidarietà. Ed è grazie a chi crede in progetti come questo che possiamo
continuare a costruire ponti di umanità, accoglienza e pace.