Ana è una bambina speciale, con una mente brillante e un ottimo funzionamento cognitivo. Eppure, per lei, il mondo esterno con tutte le sue sfumature sociali è stato a lungo un labirinto difficile da decifrare. Come spesso accade nell’autismo, la sua intelligenza conviveva con una profonda rigidità: per sentirsi al sicuro, Ana aveva bisogno che tutto fosse immutabile.
Quando arrivava a Casa Gioia, il suo intero universo doveva ridursi a quell’unica aula rosa e a quei pochissimi, identici giochi. Bastava un piccolo cambiamento, o un semplice “no”, per mandarla in crisi. Pur sapendo parlare bene, di fronte a un rifiuto o a una frustrazione Ana si bloccava: non riusciva a verbalizzare il suo dissenso o a spiegare cosa provasse. Quel blocco si trasformava in una cantilena di lamento, un suono ripetitivo che esprimeva tutto il suo disagio ma che non le permetteva di comunicare davvero con gli altri.
La sfida con Ana è stata proprio questa: aiutarla a uscire da quella stanza rosa per insegnarle ad abitare il mondo sociale, senza paura.
Abbiamo fatto un lavoro immenso e costante sulla comunicazione e sulle relazioni. I terapisti hanno lavorato duramente per ampliare l’assortimento delle sue preferenze, spingendola a scoprire nuovi stimoli, attività, giochi. Ma il traguardo più bello è stato insegnarle a dare un nome e una voce alle proprie emozioni. Abbiamo lavorato tantissimo sulle richieste, monitorando ogni singolo passo, sia quando aveva bisogno di una guida, sia quando finalmente riusciva a esprimersi spontaneamente.
Oggi Ana sta imparando a dire: “No, questo non lo voglio”, “Non voglio stare qui, preferisco andare da un’altra parte”. Ha imparato a spiegare i suoi “perché” anziché rifugiarsi nel lamento, e ha fatto passi da gigante nell’accettazione del “no” quando le cose non vanno esattamente come desidera. La sua rigidità sta lasciando il posto a una bellissima, nuova flessibilità.
Vederla comunicare i suoi bisogni con chiarezza e vederla interagire con gli altri è un’emozione indescrivibile. Ma la continuità di questo percorso richiede risorse e sacrifici che pesano molto sul budget familiare.
Il sostegno della Fondazione Franzini, che ha coperto la metà delle spese terapeutiche ABA per un anno, è per noi un aiuto di un valore incalcolabile. Grazie alla vostra generosità, Ana potrà continuare a lavorare sulla flessibilità, sulla socializzazione e sull’espressione di sé. Ci avete dato la certezza che la nostra bambina non dovrà rinunciare a nessuna delle sue straordinarie potenzialità.
Grazie per essere parte di questa meravigliosa evoluzione.
La famiglia di Ana
