Progetto Casa Gioia: la storia di Karim, il cammino verso la serenità e l’ascolto

Quando Karim ha varcato per la prima volta la porta del centro Casa Gioia, il suo mondo era un flusso continuo e frenetico di energia che non riusciva a trovare pace. Per lui, anche solo l’idea di stare seduto a un tavolino sembrava una prigione impossibile da tollerare. Non riusciva a trovare un interesse, un gioco o un’attività che lo catturasse: si muoveva nella stanza senza sosta, guidato da un’iperattività che non sapevamo come canalizzare e da un costante bisogno di evitare i compiti e le regole.

Quella frustrazione profonda di non riuscire a comunicare e a controllarsi si trasformava spesso in momenti di forte aggressività fisica. Sentiva l’impulso improvviso di spingere, di colpire, come se fosse l’unico modo che conosceva per esprimere il suo disagio. Anche parlare era una barriera altissima, a causa di importanti difficoltà oro-motorie che gli rendevano difficilissimo riprodurre le parole e i suoni di alcune lettere.

Dietro a quelle corse frenetiche e a quei rifiuti, però, c’era un bambino che aspettava solo di essere capito e guidato. E così è iniziato un lavoro immenso, strutturato un passo alla volta.

I terapisti hanno iniziato ad esplorare il suo mondo, ampliando gradualmente l’assortimento delle sue preferenze, aiutandolo a scoprire passioni e interessi che prima non aveva. Con infinita pazienza, si è lavorato sull’imitazione e sulla parte dell’ecoico per stimolare e sviluppare la parola, dando finalmente una voce ai suoi bisogni. Giorno dopo giorno, abbiamo affrontato l’evitamento e l’aggressività: quegli impulsi fisici, così frequenti all’inizio, sono stati accolti, gestiti e oggi controllati straordinariamente bene.

La vittoria più grande è vederlo ora, seduto a quel tavolino con un controllo educativo e una serenità che prima sembravano un miraggio. Karim ha imparato a stare nello spazio, a concentrarsi e ad accettare quelle routine che saranno fondamentali anche per il suo percorso a scuola.

Questo viaggio, fatto di lacrime, fatiche ma soprattutto di immense soddisfazioni, richiede però una continuità che da soli non avremmo potuto sostenere.

Per questo, il contributo della Fondazione Franzini, che ha scelto di coprire la metà delle spese terapeutiche ABA di Karim per un anno intero, è per noi un dono inestimabile. Non avete semplicemente finanziato delle ore di terapia: avete investito sulla voce di Karim, sulla sua capacità di stare seduto a scuola insieme ai compagni, sul suo futuro e sulla serenità di tutta la nostra famiglia.

Grazie di cuore per aver creduto in lui e per aver camminato al nostro fianco.

La famiglia di Karim